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Domande e risposte più frequenti sulle zanzare

Perché le zanzare ronzano?

Il tipico ronzio che le zanzare emettono quando volano è provocato dal velocissimo movimento delle ali, pari a varie centinaia di battiti al secondo. Dalla frequenza del battito dipende la frequenza del suono e questo è caratteristico di ciascuna specie di zanzara, tant’è che serve al riconoscimento del partner prima dell’accoppiamento.

Perché ci ronzano nelle orecchie? 

Tra le caratteristiche più fastidiose di molte specie di zanzare c'è quella di ronzare proprio vicino alle nostre orecchie. O almeno così ci sembra. In realtà, poiché le zanzare sono generalmente attratte dall’anidride carbonica che noi emettiamo principalmente da naso e bocca, le zanzare sono attirate, soprattutto quando siamo coricati, verso la nostra testa.

Perché le zanzare pungono?

Le zanzare pungono per nutrirsi o, per meglio dire, per ottenere un pasto ricco di proteine, indispensabili per produrre il gran numero di uova che devono maturare. Sono quindi solo le femmine a pungere. Maschi e femmine ottengono invece gli zuccheri necessari a produrre energia per il volo da succhi ed essudati vegetali, come ad esempio il nettare.

Perché la puntura di una zanzara provoca prurito?

Perché quando una zanzara punge, inietta un po' di saliva e questa contiene delle sostanze irritanti che provocano il rilascio di istamina, che fa dilatare i capillari circostanti, ottenendo un maggior apporto di sangue nell’area, ma che rende la stessa pruriginosa. La saliva, inoltre, mescolandosi al sangue, lo diluisce rendendo più facile la suzione e contiene delle sostanze che impediscono la formazione di coaguli.

Perché pungono proprio me? 

Alcune persone affermano che quando c’è anche solo una zanzara, questa punga proprio loro. Altre invece sostengono di non venir mai punti. Anche se in parte queste affermazioni dipendono più dal grado di reazione alla “puntura” che da una reale preferenza o avversione della propria pelle alle zanzare (chi è molto sensibile si accorge anche di una sola puntura, mentre chi le tollera molto bene, può non accorgersene) esistono effettivamente dei fattori attrattivi differentemente distribuiti tra la nostra popolazione. Questi dipendono dalla quantità di anidride carbonica emessa (che a sua volta dipende dalla massa corporea, dall’attività fisica ecc.), dall’acido lattico prodotto dai muscoli, dall’alimentazione, da quel che si è bevuto, da come ci si veste (colori chiari, meno attrattivi, o colori scuri), dalla composizione del sudore, dalla produzione di ormoni, dalla fauna microbica presente sulla cute e, a quanto pare, anche dal gruppo sanguigno. Quindi sia per motivi genetici che comportamentali. Ma mai per la “dolcezza” del proprio sangue!

Quanto vive una zanzara?

Dipende dalla specie e dai fattori ambientali, ma in condizioni ottimali una zanzara femmina adulta può vivere anche un mese (gli individui svernanti ovviamente molto di più, ma lo fanno in diapausa ovarica). In questo lasso di tempo arrivano a deporre alcune centinaia di uova (il numero dipende della specie) in 3-5 cicli, detti gonotrofici. La durata di questi ultimi è molto importante in quanto determina o meno la possibilità di trasmissione di patogeni che possono essere assunti nel pasto precedente.

Le zanzare ci sono in tutto il mondo?

A differenza di quanto si possa credere, le zanzare non si trovano in tutto il mondo abitato. Sono ad esempio del tutto assenti in Islanda e nelle isole Faroe. Alcuni ritengono che ciò sia dovuto alle basse temperature, poiché i loro habitat naturali sono rappresentati da zone dove l'acqua tende a ristagnare senza congelare. Ma in altre aree altrettanto fredde, come la Siberia, le zanzare sono un vero flagello, pur limitato alla breve estate artica. Pertanto la loro assenza in Islanda e in altre regioni del globo dipenderebbe dalla chimica della terra (l’Islanda ha un’origine vulcanica particolare) e quindi dell'acqua che vi scorre e vi ristagna.

A che distanza possono volare le zanzare?

Dipende soprattutto dalla specie, ma anche dalle condizioni ambientali e meteo-climatiche. Vi sono specie che hanno limitate capacità di spostamento, come la zanzara tigre, che di solito non si può trovare oltre ad un paio di centina di metri da dove è nata. La loro capacità di spostamento è fortemente condizionata dalla presenza di vegetazione che può creare dei veri e propri corridoi preferenziali per la loro diffusione. Anche la zanzara comune vola al massimo per poche centinaia di metri. Un po' di più (1-2 km) fanno, sempre tra le zanzare nostrane, Culex modestus, nonostante l'esile struttura, e Anopheles maculipennis. Spostamenti record, pari a decine di chilometri, sono invece quelli che possono effettuare altre zanzare come Aedes vexans e Ochlerotatus caspius. Questi dipendono molto dalle condizioni di temperatura e umidità che si trovano nelle ore di picco dell'attività e dalla dimensione della popolazione. Ae. vexans, ad esempio, in alcuni Paesi europei con dense popolazioni è stata trovata a 30 km, mentre in Piemonte quasi mai a più di un paio di chilometri dai (limitati) focolai di sviluppo. Al contrario, Oc. caspius, che forma immense popolazioni estive nelle vaste aree risicole del nord Italia è stata trovata, in anni climaticamente favorevoli al suo spostamento, anche a 50 km dalla risaia più vicina.

Quanto alto volano le zanzare?

Anche in questo caso dipende dalla specie e dalle condizioni ambientali  e climatiche. Alcune specie tendono a volare quasi raso terra (es. zanzara tigre), ma in casi particolari (vento, vegetazione ecc.) si possono trovare ad alcune decine di metri dal suolo. Altre, tipicamente quelle che si nutrono anche o esclusivamente sugli uccelli, tendono a volare più in alto per arrivare ai nidi. Per quanto riguarda la quota sul livello del mare, si trovano specie di zanzare anche oltre i 2.800 metri, ma ciò non vuol dire che abbiano volato fin là da quote molto più basse. Semplicemente, anche a quote elevate esistono raccolte d'acqua estive in grado di permettere lo sviluppo di tali specie.

Dove trascorrono l'inverno le zanzare?

L'inverno è una stagione difficile per tutti gli animali, a maggior ragione per quelli privi di sistemi di termoregolazione come gli insetti. Essi devono utilizzare delle strategie particolari per poter superare indenni la stagione fredda. Le zanzare non fanno eccezione. Non tutte le specie di zanzara affrontano però l'inverno nello stesso modo. In un primo gruppo di specie a sopravvivere sono solo le uova. Sì tratta ovviamente di quelle zanzare che non depongono le uova direttamente in acqua, ma su substrati solidi destinati a essere sommersi con il disgelo o le piogge primaverili. Appartengono a questo gruppo molte zanzare di bosco, la zanzara tigre e la zanzara di risaia. Le specie che depongono in acqua hanno invece trovato un'altra strategia. Sono le femmine a superare l'inverno e lo fanno in uno stato cosiddetto di diapausa ovarica. A fine stagione le femmine smettono di riprodursi e iniziano ad accumulare dei corpi grassi nel loro addome, in modo da avere scorte sufficienti a superare i mesi più freddi e poter tornare a produrre uova con l'arrivo della primavera. Poi si cercano un luogo riparato, come una grotta o una cantina e vi si sistemano senza entrare in un vero e proprio letargo. Troviamo in questo gruppo sia la zanzara comune sia le anofeli. Più rare sono le specie che affrontano il freddo sotto forma di larve che, essendo acquatiche, rischierebbero di finire congelate. Sì tratta per lo più di specie che colonizzano i cavi degli alberi, dove la grande quantità di sostanze disciolte in acqua di solito evita il congelamento, almeno degli strati più profondi. Le larve smettono di nutrirsi e di accrescersi riducendo al minimo il loro metabolismo e la conseguente necessità di ossigeno. Alcune specie, quando forniamo loro l'opportunità di farlo, riescono però a riprodursi anche in pieno inverno: basta un luogo caldo e la giusta quantità di acqua stagnante, cose che spesso l'attività umana mette loro involontariamente a disposizione.

Perché la zanzara è considerata l'animale più pericoloso del mondo? 

Se si considerano le cause dirette e indirette di morte nei confronti della specie umana, la zanzara (intesa come insieme di tutte le specie, ma basterebbero quelle più “letali”, che alla fine sono una decina) sono assai più pericolose di squali (che mediamente causano meno di 10 morti l’anno), lupi (circa 10 morti/anno), meduse (circa 40 morti/anno), tigri (circa 50 morti/anno), api (circa 60 morti/anno), leoni (circa 100 morti/anno), elefanti (circa 100 morti/anno), ippopotami (circa 500 morti/anno), coccodrilli (circa 1.000 morti/anno), tenie (circa 1.600 morti/anno), Ascaris lumbricoides (parassita intestinale, circa 2.700 morti/anno), mosca tze-tze (con la malattia del sonno, circa 3.500 morti/anno), scorpioni (circa 3.500 morti/anno), lumache d’acqua dolce (con la trasmissione della schistosomiasi, circa 4.400 morti/anno), cimici assassine (con il morbo di Chagas, circa 8.000 morti/anno), cani (con la rabbia e, minimamente, con attacchi diretti, circa 17.400 morti/anno), flebotomi (con leishmaniosi ed altre malattie, circa 24.000 morti/anno), serpenti (circa 60.000 morti/anno) e persino degli stessi esseri umani (circa 580.000 morti/anno, in questo caso considerando solo omicidi e guerre e non le morti indirette, come quelle per l’inquinamento). Tra malaria, febbre gialla, dengue e altre malattie trasmesse dalle zanzare, si possono invece stimare almeno 830.000 decessi l’anno (Bill Gates notes - 2015). Nel 2016, ci sono stati ben 216 milioni di casi di malaria nel mondo, inclusi 445.000 decessi. La malaria rimane, in assoluto, il più grande killer di bambini sotto i cinque anni, pretendendo la vita di uno di loro ogni due minuti (stime dell’OMS).

WDA Mosquitos 2015

Quante specie di zanzare esistono?

Il concetto di specie è alquanto aleatorio e pertanto il numero di specie è in continua variazione anche quando non se ne scoprono di nuove, ma per semplice "revisione sistematica". Attualmente, sono riconosciute poco più di 3.550 specie di zanzara in tutto il mondo. In Italia ne vivono stabilmente una sessantina. Non tutte, per fortuna, pungono l'uomo.

Quali specie di zanzara ci sono in Piemonte?

In Piemonte ci sono molte specie di zanzara. Non tutte hanno però un interesse pratico, in quanto alcune sono poco diffuse, altre non pungono l'uomo e gli animali domestici. Quelle più importanti per la loro aggressività, abbondanza e diffusione sono Aedes albopictus (zanzara tigre), Ochlerotatus caspius (tipica delle risaia, ma in grado di colonizzare ampie aree) e Culex pipiens (zanzara comune). Localmente, anche altre zanzare assumono una certa importanza, come Culex modestus (zone di risaia), Aedes vexans (zone con marcite), Ochlerotatus cantans (aree dei mareschi) e Ochlerotatus geniculatus (aree boscate).

Quali malattie possono trasmettere le zanzare?

Durante il pasto di sangue sull'uomo o su altri animali, le zanzare possono trasmettere patogeni contenuti nella loro saliva. La maggior parte delle malattie trasmissibili dalle zanzare sono assenti in Italia, o perché debellate (malaria) o perché mai introdotte. Alcune sono però presenti in maniera più o meno stabile. La malattia trasmessa dalle zanzare più diffusa in Italia è la filariosi canina, ma è di esclusivo interesse veterinario. In alcune regioni italiane è da qualche anno comparso il virus della West Nile, introdotto dagli uccelli migratori e che può colpire anche l'uomo ed il cavallo. Vi sono poi malattie che si possono contrarre dalle zanzare durante viaggi in paese tropicali, come malaria, dengue, febbre gialla e chikungunya, ma che raramente si diffondono in Italia in seguito all'introduzione accidentale del patogeno nel sangue di un viaggiatore. 

Le zanzare possono trasmettere l’AIDS?

No, le zanzare non possono trasmettere il virus HIV, in quanto esso non può sopravvivere nella zanzara (animale a sangue freddo) e spostarsi dal suo intestino alle ghiandole salivari come fanno i tipici virus trasmessi dalle zanzare.

Come si combattono le zanzare?

Poiché le zanzare sono sempre state tra gli organismi più molesti e pericolosi per l'uomo, nel corso dei secoli sono state sviluppate molte tecniche per contrastarne lo sviluppo. Al fine di ottenere dei buoni risultati, un piano di lotta alle zanzare deve saper integrare più tecniche, prediligendo la prevenzione e la lotta larvicida, ma talvolta ricorrendo anche a quella adulticida, o alla protezione individuale. La migliore strategia deve saper prendere in considerazione le esigenze ecologiche delle specie target e la loro integrazione con l’ambiente, ma deve anche fare i conti con la realtà socio-economica contingente. E' perciò necessario studiare accuratamente il territorio, conoscere i migliori metodi applicabili ed avere delle buone norme per poterli poi realizzare nella pratica.

Esiste uno strumento legislativo per il contrasto alle infestazioni da zanzare?

, nel 1995 la Regione Piemonte si è dotata, con la Legge Regionale 75 (L.R.75/95), di uno strumento che definisce rigorosamente le linee guida per azioni di lotta ad impatto minimo, attraverso un cofinanziamento agli Enti proponenti progetti di lotta integrata alle zanzare.

Come si distingue la zanzara tigre dalle altre zanzare?

Generalmente la zanzara tigre ha dimensioni comprese tra i 4 e i 10 millimetri, mediamente più piccole di quelle della zanzara comune e decisamente inferiori a quelle della zanzara di risaia o di molte anofeli. Il suo corpo è nero con macchie e bande bianco - brillanti sui palpi, sulle zampe e sull'addome, e una tipica striscia dello stesso colore che solca longitudinalmente il centro del dorso e del capo.

La zanzara tigre è in grado di spostarsi dal suo luogo di nascita?

Un tempo si riteneva che la zanzara tigre non si spostasse più di poche decine di metri dal focolaio in cui nasceva. Studi recenti svolti in diversi ambienti dimostrano al contrario che è capace di effettuare spostamenti anche di centinaia di metri, avvicinandosi talvolta al chilometro. La dispersione tra zone limitrofe può essere infatti favorita dalla presenza di aree verdi nei quartieri residenziali con case e abitazioni singole con giardino. Questi spazi possono rappresentare, infatti, dei veri e propri “corridoi ecologici”. Grazie al trasporto passivo, offerto da automobili e altri veicoli, gli adulti possono diffondersi anche a distanze ben superiori e colonizzare aree molto lontane da quella di origine.

Quali sono i luoghi maggiormente frequentati dalla zanzara tigre?

Gli adulti di zanzara tigre generalmente preferiscono stare all'aperto, in posti riparati e ombreggiati, in particolare tra erba alta, siepi e arbusti.

Chi deve combattere la zanzara tigre?

La lotta alla zanzara tigre richiede un approccio coordinato tra diverse figure istituzionali e i cittadini: i Comuni, attraverso l’adesione ai progetti cofinanziati dalla L.R.75/95 promuovono la formazione della cittadinanza e il contrasto attivo, attraverso le disinfestazioni degli spazi pubblici; la Regione che, attraverso IPLA, coordina le attività di lotta e il monitoraggio su scala regionale; tutti i cittadini che devono svolgere un ruolo attivo di contrasto della diffusione dei focolai di sviluppo larvale in ambito privato.

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E’ possibile eliminare completamente la zanzara tigre?

L'eliminazione della zanzara tigre dal territorio non è un obiettivo realistico. Possiamo però ridurne molto la presenza se, oltre al lavoro dei Tecnici, ciascun cittadino partecipa alla lotta compiendo a casa propria le poche e semplici operazioni necessarie, soprattutto l'eliminazione dei piccoli ristagni di acqua in cui essa si moltiplica e il trattamento dei ristagni non eliminabili (come i tombini) con prodotti antilarvali. A tal fine è di fondamentale importanza non disperdere nell'ambiente o accatastare all'aperto oggetti o materiali che possono accumulare acqua piovana, coprire i bidoni degli orti con zanzariere ben chiuse, introdurre pesci rossi nelle fontane o nelle vasche e trattare periodicamente pozzetti e caditoie dell'acqua piovana.

Con che frequenza devo vuotare i sottovasi e gli altri recipienti?

Il ciclo vitale della zanzara dipende anche dalla temperatura. Nei periodi più caldi, è necessario svuotare i recipienti almeno ogni quattro/cinque giorni. In alternativa, è possibile mettere della sabbia umida in ciascun vaso o sottovaso, in questo modo si conserva l’umidità per le piante e si evita la formazione di ristagni.

In casa, nei vasi di piante coltivate in idrocoltura, come bambù della fortuna o papiro, può nascere la zanzara tigre?

. I vasi con acqua sono l’ambiente ottimale per lo sviluppo della zanzara tigre, che depone le sua uova sulla parete del recipiente e quando questo viene rabboccato si schiudono. Occorre perciò cambiare completamente l'acqua almeno una volta a settimana, in modo da eliminare le larve eventualmente presenti. Se invece il vaso è troppo grosso e non è agevole da svuotare bisogna trattare l'acqua con appositi prodotti antilarvali.

Canali, torrenti, laghetti e risaie possono essere focolai di sviluppo per la zanzara tigre?

No. Dove l'acqua è corrente le zanzare non riescono a deporre le proprie uova e quindi torrenti, bealere, canali e fiumi non costituiscono un focolaio di sviluppo per nessuna specie di zanzara. Laghetti, stagni e paludi possono ospitare le larve di altre specie di zanzara, ma non la zanzara tigre. Anche ambienti vasti, come le risaie, ottimi focolai per lo sviluppo di numerose specie di zanzare, non sono utilizzabili per la riproduzione della zanzara tigre.

Quali prodotti larvicidi si possono utilizzare nei focolai larvali non eliminabili?

Con la recente procedura di revisione europea dei prodotti biocidi, sono rimasti in commercio solo tre classi di prodotti lavicidi: gli inibitori della formazione della cuticola (che impediscono lo sviluppo delle larve), i regolatori di crescita (composti ormonali che bloccano lo sviluppo delle larve) e le tossine di origine microbica (composti che agiscono per ingestione causando la morte delle larve). Alla prima classe appartengono diversi principi attivi (p.a.), il più noto dei quali è il Diflubenzuron, alla seconda il Metoprene e il Pyriproxyfen, alla terza il Bti (acronimo di Bacillus thuringiensis var israelensis) e il Bs (acronimo di Bacillus sphaericus). Fuori da questa classificazione, vi sono prodotti a base di silicone che, versati in acqua, impediscono alle larve di respirare.

Quali sono le caratteristiche dei diversi principi attivi?

Ogni principio attivo (p.a.) ha peculiarità di persistenza e selettività. In linea generale, le tossine microbiche sono più selettive e quindi meno impattanti sull'ambiente. Sulla persistenza la questione è più complessa, in quanto non è solo il principio attivo (p.a.) che fa durare per più tempo l'effetto di un prodotto, ma anche la sua formulazione. In ogni caso è bene attenersi alle istruzioni di ciascun prodotto, sia per le modalità d'impiego, sia per le periodicità con cui i trattamenti devono essere ripetuti. E occhio alla data di scadenza!

Dove posso acquistare questi prodotti?

Se i normali insetticidi per l'ambiente sono facili da reperire, i prodotti larvicidi sono meno comuni. In genere si possono trovare nelle rivendite di materiale per il giardinaggio, l'orticoltura e il bricolage, in alcune ferramenta e supermercati. Alcuni Comuni hanno concordato la vendita di questi prodotti con le farmacie.

Il rame combatte le zanzare?

Il rame non combatte le zanzare adulte, ma può essere utilizzato come larvicida se posto nell’acqua dei focolai in ragione di circa 30 grammi per litro d'acqua, una quantità tale da rendere questo metodo idoneo solo per piccole raccolte (es. sottovasi). Il rilascio degli ioni rameici provoca la morte delle larve di zanzara presenti nel focolaio, ma va anche considerata la loro tossicità per l'ambiente.

È efficace la disinfestazione contro le zanzare adulte?

La disinfestazione con adulticidi non è selettiva: colpisce indistintamente tutti gli insetti, anche quelli utili, come i nemici delle zanzare e quelli che svolgono il prezioso servizio dell'impollinazione. Perciò si deve utilizzare con estrema cautela e parsimonia. Pertanto si impiega questa tecnica solo in casi di emergenza sanitaria, per eliminare il pericolo di epidemie oppure in caso di superamento di soglie d'infestazione prestabilite dai protocolli regionali. Inoltre l’effetto è limitato e non dura molto, poiché se non si colpiscono i focolai, nuove zanzare tornano nell'area trattata dopo pochi giorni.

Cosa sono i repellenti? come funzionano?

Sono una delle misure di protezione personale maggiormente impiegate per prevenire le punture di zanzara. Sono applicati direttamente sulla pelle, sui vestiti o nell'ambiente attraverso appositi emanatori. La maggior parte dei repellenti agisce prevenendo il contatto con l'insetto e non uccidendolo. Ve ne sono sia di origine naturale (citronella, neem, geraniolo ecc.), sia di sintesi (dimetilftalato, N,N-dietil-3-toluamide, icaridina ecc.). Si trovano comunemente in commercio in formulati spray, stick, barrette saponate, creme, spirali, candele e via dicendo. La durata del loro effetto dipende da molti fattori, ma in ogni caso non è di molte ore e pertanto vanno reintegrati a seconda delle necessità. Anche i prodotti più sicuri possono non essere tollerati da soggetti particolarmente sensibili. Si consiglia quindi di testare i prodotti di uso cutaneo su di una piccola zona prima di cospargere tutte le parti esposte.

I pipistrelli servono a contenere le zanzare?

Non in modo specifico. Molte specie di chirotteri sono insettivore, ma si tratta di predatori opportunisti, che scelgono il loro terreno di caccia laddove le prede sono più abbondanti. Le zanzare raramente si trovano in grandi ammassi, come invece avviene per altri insetti. In ogni caso la dieta dei pipistrelli non è esclusivamente composta da zanzare ed è estremamente variabile. Per quel che riguarda la zanzara tigre, trattandosi di una specie dalle abitudini prevalentemente diurne, l'impatto di predatori notturni come i pipistrelli è ancor più modesto che per le altre zanzare. Resta comunque lodevole ogni sforzo messo in atto per tutelare queste utili specie di mammiferi alati, sempre più a rischio di estinzione.

A chi posso segnalare la presenza di zanzara tigre?

Se si sospetta di aver trovato una zanzara tigre o per chiedere informazioni in merito, si possono contattare i tecnici IPLA telefonando al numero verde 800-171-198, oppure compilando il form con la richiesta (servizi validi solo per il Piemonte).

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Cosa si può fare per proteggersi dalle punture di zanzara?

Prevenire le punture di zanzara è la miglior protezione contro le malattie trasmesse da questi insetti. 
Sarà utile quindi per coloro che intendano recarsi in Paesi a rischio seguire le precauzioni generali per difendersi dalle punture delle zanzare:

  • indossare abiti (preferibilmente di colore chiaro), che coprano il più possibile il corpo;
  • utilizzare un repellente per insetti: i repellenti possono essere applicati sulla pelle esposta o sui capi di abbigliamento, e dovrebbero contenere DEET (dietiltoluamide) o IR3535 o Icaridina che sono gli ingredienti biologicamente attivi più comuni ed efficaci presenti nei repellenti. I repellenti devono essere utilizzati in stretta conformità con le istruzioni riportate sull'etichetta;
  • utilizzare barriere fisiche come zanzariere a porte e finestre, eventualmente trattate con idonei prodotti insetticidi;
  • dormire sotto zanzariere, soprattutto durante il giorno, quando le zanzare del genere Aedes sono più attive;
  • identificare ed eliminare potenziali siti di riproduzione delle zanzare: mantenere vuoti e puliti o coperti contenitori che possono contenere anche piccole quantità di acqua come secchi, vasi da fiori o pneumatici.

Cosa viene fatto per evitare che zanzare infette vengano introdotte in Italia?

Il Ministero della Salute, attraverso gli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera, prevede e verifica che gli aeromobili provenienti, direttamente o previo scalo, da Paesi in cui si possa sospettare il trasporto aereo di insetti vettori di malattie siano sottoposti a trattamento di disinfestazione con appositi prodotti. Inoltre, per il Piemonte, IPLA S.p.A. svolge dei controlli sugli aeromobili appena atterrati provenienti da aree a rischio per verificare la presenza di eventuali zanzare a bordo.

Che utilità hanno le zanzare? 

A qualcuno potrà sembrare assurdo, ma anche le zanzare servono. Alcune specie sono infatti molto utili all'ecosistema di cui fanno parte. Ad esempio, Aedes impiger e Aedes nigripes, che in estate formano densi sciami nella steppe russe e canadesi sono un’importante fonte di cibo per gli uccelli migratori. Anche nel resto del mondo uccelli, insetti e pesci mangiano regolarmente diverse specie di zanzare o le loro larve. Persino alcune specie vegetali hanno bisogno delle zanzare: alcune orchidee, come quella chiamata “ faccia di scimmia” (Dracula simia) si affidano per l'impollinazione proprio alle zanzare che, come noto, si nutrono anche di nettare. Non dobbiamo poi dimenticare che le larve delle zanzare sono ottimi “sistemi filtranti” che riescono a ripulire l'acqua in cui vivono da sostanze organiche in sospensioni, alghe microscopioche e batteri
Infine, le larve di alcune zanzare non ematofaghe tropicali (es. genere Toxorhynchites) tornano utili come predatori acquatici e sono utilizzate nella lotta contro zanzare nocive per l’uomo.


Domande e risposte più frequenti sulla chikungunya

Cos’è la chikungunya?

La chikungunya è una malattia virale trasmessa dalle zanzare che fungono da vettori. E’ stata descritta per la prima volta nel 1952 nel corso di un’epidemia verificatasi nella Tanzania meridionale. Il virus appartiene al genere alphavirus della famiglia Togaviridae. Il nome “chikungunya” deriva da una parola in lingua Makonde, che significa “diventare contorto” e che descrive l’aspetto curvo che assumono le persone malate a causa dei dolori articolari.

Quali sono i sintomi della chikungunya?

La chikungunya è caratterizzata da un’insorgenza febbrile improvvisa accompagnata da dolori articolari. Altri sintomi che si manifestano comunemente includono: dolori muscolari, mal di testa, nausea, affaticamento ed esantema cutaneo. Il dolore alle articolazioni è spesso molto debilitante tuttavia, generalmente, si protrae solo per pochi giorni, ma in casi particolari può durare anche per diversi mesi o persino anni. In questo casso di parla di cronicizzazione della malattia. Sono stati inoltre segnalati casi occasionali di complicazioni oculari, neurologiche e cardiache, come pure disturbi gastrointestinali. Le complicazioni gravi non sono comuni, tuttavia, nelle persone più anziane, la malattia può essere fatale. Spesso la sintomatologia è lieve e può passare inosservata o, nelle aree in cui coesiste con la dengue, essere confusa con questa.

Come si trasmette la chikungunya?

Il virus è trasmesso da persona a persona attraverso la puntura di una zanzara femmina infetta, di norma del genere Aedes. In particolare Aedes aegypti e Aedes albopictus (quest’ultima presente anche in Italia e meglio conosciuta come zanzara tigre) sono state coinvolte nelle principali epidemie in varie parti del mondo. Queste zanzare pungono principalmente nelle ore diurne, soprattutto il mattino presto e nel tardo pomeriggio. Entrambe le specie attaccano preferenzialmente all’aperto ma possono pungere anche all’interno delle abitazioni (soprattutto Ae. aegypti). Mentre Ae. aegypti è localizzata nelle regioni tropicali e sub-tropicali, Ae. albopictus si trova anche in regioni temperate e fredde. Negli ultimi decenni Ae. albopictus si è diffusa dall’Asia colonizzando parte dell’Africa, dell’Europa e delle Americhe. In Africa, sono state implicate nella trasmissione di chikungunya diverse altre specie di zanzare, incluse Ae. furcifer-taylori e Ae. luteocephalus. Dopo la puntura di una zanzara infetta, i sintomi si manifestano generalmente entro 2-4 giorni, con un intervallo che può variare da 2 a 12 giorni.

Come si cura la chikungunya?

Non esiste un trattamento specifico contro il virus della chikungunya, perciò la terapia è basata sulla somministrazione di farmaci sintomatici, soprattutto per alleviare i dolori articolari (anti-piretici ed anti-infiammatori ad eccezione dell’acido acetil-salicilico), riposo a letto e reintegrazione dei liquidi, ove necessaria. Le persone affette da chikungunya dovrebbero essere protette dalle punture delle zanzare, mediante applicazione di repellenti sulla cute, uso di zanzariere e di insetticidi negli ambienti in cui soggiornano, per evitare che possano propagare l’infezione. Non esiste ancora un vaccino.

Come si previene la chikungunya?

La vicinanza tra abitazioni umane e i siti in cui le zanzare possono riprodursi è un fattore di rischio significativo per la chikungunya, come pure per altre malattie trasmesse dagli stessi insetti vettori.
La prevenzione e il controllo si basano in gran parte sulla riduzione del numero di contenitori naturali e artificiali contenenti acqua, che permettono la riproduzione delle zanzare e sul trattamento con prodotti larvicidi dei recipienti inamovibili. Ciò richiede la mobilizzazione delle comunità.
Durante le epidemie, è inoltre possibile nebulizzare appositi prodotti insetticidi per eliminare le zanzare adulte.
Recandosi laddove sono in atto focolai di chikungunya, si raccomanda di indossare abiti che coprano la maggior parte del corpo ed applicare repellenti sia sulla pelle che rimane esposta sia sugli abiti, seguendo le istruzioni riportate in etichetta. Per le persone che sono solite dormire durante le ore diurne, in particolare i bambini piccoli, gli ammalati o le persone anziane, le zanzariere trattate con insetticidi possono fornire una valida protezione contro le punture di zanzara. Gli zampironi o altri vaporizzatori di insetticida possono ridurre la presenza delle zanzare all’interno delle abitazioni.

In quali aree del mondo è presente la chikungunya?

La chikungunya è stata identificata in oltre 60 paesi in Asia, Africa, Europa e nelle Americhe, ma è endemica solo nelle regioni tropicali e subtropicali.
Le infezioni umane in Africa per molti anni sono state limitate, ma negli anni 1999–2000 si è assistito ad un’epidemia di vaste dimensioni nella Repubblica Democratica del Congo e, nel 2007, in Gabon.
Dal febbraio 2005 si è verificata un’epidemia di grandi dimensioni nelle isole dell’Oceano Indiano, che ha causato numerosi casi importati in Europa, soprattutto nel 2006, quando l’epidemia ha raggiunto il culmine nell’Oceano Indiano.
In India, un’epidemia di chikungunya di grandi dimensioni si è verificata tra 2006 e 2007, coinvolgendo anche numerosi altri paesi dell’Asia sud-orientale.
Dal 2005 a oggi, India, Indonesia, Maldive, Myanmar e Tailandia hanno notificato oltre 1,9 milioni di casi.
Dal 2013 il virus è presente nei Caraibi da dove si è diffuso in gran parte dei Paesi latino-americani e nel sud degli Stati Uniti. Continuano inoltre a susseguirsi focolai epidemici in varie isole e arcipelaghi del Pacifico.

Ci sono stati focolai epidemici in Europa?

Nel 2014, a Montpellier, in Francia, è stato identificato un focolaio di chikungunya autoctona con 11 casi confermati, localizzati nel medesimo quartiere.
Nel 2017, due focolai di chikungunya autoctona epidemiologicamente collegati sono stati identificati sul territorio della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra nella Francia meridionale (sono stati segnalati 15 casi confermati).

Ci sono stati focolai epidemici in Italia?

Nel 2007, la regione Emilia Romagna ha notificato il primo focolaio epidemico di chikungunya in Europa, con oltre 200 casi accertati, provocato da un caso d’importazione non sottoposto ad idonei protocolli d’intervento (che nacquero proprio in seguito a quell’episodio). Il focolaio si è esaurito con la fine della stagione utile per la riproduzione della zanzara tigre (ottobre). In inverno nell’area interessata dall’epidemia nessuna zanzara adulta infetta ha superato l’inverno (alle nostre latitudini solo le uova “svernanti” permettono la sopravvivenza della specie) e l’anno successivo nessun nuovo caso è comparso. Ogni anno, si registrano però alcuni casi d’importazione, ossia contratti in altri Paesi. Quando questi casi sono notificati, si applicano dei protocolli tesi ad impedire che si diffonda un nuovo focolaio locale.
Nel 2017, nel Lazio uno di questi casi è sfuggito a notifica, provocando un nuovo focolaio autoctono, partito dalla città di Anzio e che ha generato focolai secondari a Roma, Latina e in Calabria (con 270 casi confermati totali).

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Cosa prevedono i protocolli di prevenzione?

Per intensificare le attività di sorveglianza e risposta, il Ministero della Salute ha emanato la Circolare 10/07/2017 - Piano Nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi trasmesse da zanzare (Aedes sp.) con particolare riferimento ai virus chikungunya, dengue e Zika - 2017. Gli obiettivi principali della sorveglianza sono:

  • monitorare i casi importati in Italia, e in particolare nelle aree in cui sono presenti zanzare potenziali vettori della malattia, per la valutazione del rischio di eventuale trasmissione autoctona del virus;
  • identificare precocemente epidemie e monitorare la trasmissione locale (diffusione, entità e termine), al fine di adeguare le misure di sanità pubblica (attività di prevenzione e risposta) e indirizzare le attività intersettoriali di controllo del vettore (ad esempio attraverso trattamenti insetticidi);
  • prevenire la trasmissione accidentale di queste infezioni che può avvenire anche tramite donazioni di sangue, organi, tessuti, cellule staminali emopoietiche ed identificare potenziali altre vie di trasmissione.

Domande e risposte più frequenti sulla febbre gialla

Cos’è la febbre gialla?

La febbre gialla è una febbre emorragica virale che colpisce principalmente gli esseri umani e le scimmie e si trasmette attraverso la puntura di zanzare infette, anche del genere Aedes. La malattia è provocata dal virus amarilico che è un arbovirus che appartiene al genere dei Flavivirus della famiglia Flaviviridae

Quali sono i sintomi della febbre gialla?

La febbre gialla inizia con una fase “acuta” caratterizzata da sintomi generali quali febbre, dolori muscolari, dolori alla schiena, cefalea, brividi, mancanza di appetito, nausea e vomito. La maggior parte dei pazienti mostra un miglioramento dopo 3-4 giorni. Circa il 15% dei malati evolverà in una seconda fase “tossica” entro 24 ore dalla remissione iniziale, caratterizzata da febbre alta, itterizia, dolori addominali associati a vomito e deterioramento delle funzioni renali. Può aversi sanguinamento dalla bocca, naso, occhi e stomaco, e comparsa di sangue nel vomito e nelle feci. 
I decessi si presentano nel 20% dei casi gravi, in particolari epidemie si può arrivare all''80% di mortalità. Il 50% dei pazienti che arriva alla fase tossica muore, di solito entro 2 settimane dalla comparsa dei sintomi. 

Come si trasmette la febbre gialla?

Il virus della febbre gialla si trasmette tramite la puntura di zanzare infette principalmente dei generi Aedes (tra cui Aedes aegypti, detta appunto zanzara della febbre gialla) e Haemogogus. Queste zanzare possono riprodursi in ambiente urbano, intorno alle abitazioni, nelle foreste e nelle giungle. Esiste un "ciclo silvestre", dove il serbatoio sono primati non umani e il vettore zanzare che pungono sia le scimmie sia l'uomo, ed un "ciclo urbano", dove il serbatoio è l'uomo stesso. Una persona che si infetta in foresta, tornando in un centro abitato in cui è presente un vettore può innescare il ciclo urbano. 
Le zanzare restano infette per tutta la loro vita, mentre il sangue dei pazienti infetti è contagioso da 24 a 48 ore prima della comparsa dei sintomi fino a 3-5 giorni dopo la guarigione clinica.

Come si cura la febbre gialla?

Non esiste un trattamento specifico antivirale per il virus della febbre gialla, tuttavia un trattamento sintomatico può alleviare i sintomi della malattia, quali deidratazione e febbre. Le infezioni batteriche associate possono essere trattate con antibiotici. La gestione specifica delle insufficienze d’organo (reni, fegato, ecc.) può aiutare i pazienti gravemente malati, tuttavia è raramente disponibile in ambienti che dispongono di poche risorse.

Come viene diagnosticata la febbre gialla?

La diagnosi di febbre gialla è difficile (specialmente nelle fasi iniziali) perché la sintomatologia può essere confusa con altre malattie comuni, quali la malaria, la dengue, la leptospirosi e la malattia da virus Zika, oppure con avvelenamenti. I medici o i clinici che visitano un paziente malato possono avere difficoltà ad effettuare una diagnosi di febbre gialla esclusivamente sulla base di sintomi clinici, specialmente se operano in un’area dove sono presenti molte di queste malattie nello stesso periodo. Devono essere effettuati test di laboratorio per confermare una diagnosi di caso sospetto di febbre gialla. I test sul sangue possono evidenziare gli anticorpi prodotti in risposta alla febbre gialla, confermando che la persona è stata infettata. Sono utilizzate diverse altre tecniche per identificare il virus in campioni di sangue o tessuti epatici prelevati dopo il decesso. Questi test necessitano di personale di laboratorio molto qualificato ed attrezzature e materiali specializzati.

Come si previene la febbre gialla?

La febbre gialla può essere prevenuta attraverso la vaccinazione e il controllo delle zanzare. Il vaccino per la febbre gialla è sicuro ed economico, ed una singola dose fornisce un’immunità contro la malattia che dura per tutta la vita. Dopo la somministrazione del vaccino viene rilasciato dal centro un certificato internazionale di vaccinazione, che diviene valido 10 giorni dopo la data della vaccinazione (momento in cui inizia la sua efficacia). Questo certificato è obbligatorio per l’ingresso in alcuni Paesi. Anche il controllo delle zanzare può essere utile per prevenire la febbre gialla, ed è di vitale importanza nelle situazioni in cui la copertura vaccinale è bassa o il vaccino non è immediatamente disponibile. Il controllo delle zanzare include l’eliminazione dei siti dove le zanzare possono riprodursi, e l’uccisione delle zanzare adulte e delle larve utilizzando insetticidi in aree ad alta densità di zanzare. E’ molto importante ed efficace la partecipazione comunitaria in attività, per controllare le zanzare, quali mantenere puliti gli scarichi domestici, e coprire i contenitori dell’acqua dove le zanzare possono riprodursi.

In quali aree del mondo è presente la febbre gialla?

L'infezione virale fu originariamente importata nelle Americhe dall'Africa e col tempo si è stabilizzata e radicata nel centro e sud America.
Occasionalmente, viaggiatori infetti provenienti da aree dove esiste la febbre gialla hanno esportato casi in paesi indenni da febbre gialla, tuttavia la malattia può solo diffondersi facilmente se in quel paese esistono le specie di zanzara capaci di trasmetterla, se esistono specifiche condizioni climatiche e se sono presenti gli animali serbatoio necessari a mantenerla.

Chi dovrebbe essere vaccinato contro la febbre gialla?

La vaccinazione è la misura più importante per prevenire la febbre gialla. Nei paesi in cui è presente la febbre gialla, l’OMS raccomanda fortemente la vaccinazione di routine nei bambini di età superiore ai 9 mesi e l’effettuazione di campagne di vaccinazione di massa per aumentare la copertura nella popolazione adulta. La copertura vaccinale deve raggiungere almeno l’80% della popolazione per prevenire l’insorgenza di focolai. Chi si reca ripetutamente in zone endemiche per la febbre gialla o vi si stabilisce deve ricevere una dose di richiamo del vaccino dopo 10 anni.

Chi non dovrebbe essere vaccinato contro la febbre gialla?

Alcune categorie di persone non dovrebbero essere vaccinate di routine:

  • i bambini di età inferiore ai 9 mesi (o inferiore ai 6 mesi durante un focolaio, dove il rischio di contrarre la malattia è maggiore della comparsa di un evento avverso causato dal vaccino);
  • le donne in gravidanza (eccetto durante un focolaio);
  • le persone che hanno avuto una grave reazione allergica alle uova, al pollo, alla gelatina o a una precedente dose di vaccino anti febbre gialla;
  • le persone con severe immunodeficienze.

Per le persone di età superiore ai 65 anni è necessaria una valutazione con il medico del rapporto tra i rischi e i benefici della vaccinazione, nel contesto del rischio personale di esposizione al virus della febbre gialla, considerando le zone di destinazione del viaggio.


Domande e risposte più frequenti sul virus Zika

Che cosa è il virus Zika?

L’infezione umana da Zika virus (ZIKv) è una malattia virale trasmessa dalla puntura di zanzare infette di alcune specie del genere Aedes. Si tratta di un Flavivirus simile ai virus della febbre gialla, della dengue, dell'encefalite giapponese e della West Nile. Il vettore è rappresentato da alcune specie di zanzare del genere Aedes, che comprendono Aedes aegypti (vettore originario, nota anche come zanzara della febbre gialla) e Aedes albopictus (più conosciuta come zanzara tigre e diffusa anche in Italia). Queste zanzare sono responsabili anche della trasmissione di dengue, chikungunya e febbre gialla.
L’ospite originario non è noto, ma è ragionevole ipotizzare che si trattasse di una scimmia. Nei Paesi dove la malattia è endemica il serbatorio (reservoir) è l'uomo.

Come si trasmette il virus Zika alle persone?

Il virus Zika si trasmette alle persone, principalmente, attraverso la puntura di una zanzara infetta del genere Aedes. Tuttavia, ci sono stati anche casi di trasmissione per via sessuale, trasfusioni di sangue, passaggio materno-fetale e contagio accidentale durante attività di laboratorio.
Il virus Zika è stato rilevato nel sangue, nelle urine, nel liquido amniotico, nello sperma, nella saliva e nel fluido presente nel cervello e nel midollo spinale (liquor) di persone infette. 
Sebbene il virus Zika sia stato identificato anche nel latte materno, non è mai stata riportata un’infezione da virus Zika contratta durante l’allattamento.

Quali sono i sintomi dell'infezione da virus Zika?

Si stima che nell’80% dei casi l’infezione sia asintomatica. I sintomi nell'uomo, quando presenti, sono uno stato febbrile piuttosto modesto (sotto i 38,5°C), transitori dolori articolari con possibile gonfiore delle articolazioni (principalmente nelle mani e nei piedi), rash cutaneo maculo-papulare, che spesso parte dal viso, arrossamento degli occhi o congiuntivite bilaterale non purulenta, oltre ad una serie di sintomi generali non specifici, come mialgia, astenia e cefalea. I sintomi appaiono dopo un'incubazione che va dai 3 ai 14 giorni e in genere non sono severi e durano pochi giorni (2-7), ma la malattia può non essere riconosciuta o scambiata per dengue. I casi che presentano complicazioni sono estremamente rari.

Come viene diagnosticata l'infezione da virus Zika?

Di norma la diagnosi è basata sui sintomi e sulla storia clinica recente (punture di zanzara, viaggi in aree ove è presente il virus ecc.). Ci sono poi analisi di laboratorio su campione ematico che possono confermare o meno la diagnosi.

Come si cura la malattia da virus Zika?

Una volta contratta la malattia, la terapia è basata sulla somministrazione di farmaci sintomatici (antipiretici, anti-infiammatori, antistaminici in caso di forte prurito), riposo a letto e reintegrazione dei fluidi.

Si essere infettati più volte dal virus Zika?

Non ci sono casi documentati di individui che hanno contratto l'infezione da virus Zika più di una volta. Si ritiene che la risposta immunitaria dia immunità permanente.

Come si previene la malattia da virus Zika?

Non esiste, allo stato attuale, un vaccino approvato contro il virus Zika, né un trattamento medico specifico
L'unico modo per prevenire l'infezione è evitare di essere punti dalle zanzare vettore. I residenti o i viaggiatori in un Paese in cui il virus è presente, possono adottare misure di protezione coprendo la pelle esposta con abbigliamento adeguato (maniche lunghe e pantaloni lunghi) soprattutto nelle ore in cui la zanzara circola (dall’alba al tramonto), usare repellenti, adottare barriere fisiche (zanzariere a porte e finestre) e pernottare in luoghi protetti da zanzariere. 

A titolo precauzionale, gli esperti raccomandano a tutte le donne in stato di gravidanza o che non escludono a breve il concepimento:
- di valutare la possibilità di rimandare programmi e piani di viaggio nei Paesi colpiti dalla trasmissione del virus; 
- se il viaggio non è rimandabile, adottare le misure di protezione individuale contro le punture di zanzara; 
- ritornando da viaggi in aree a rischio, dare subito notizia del viaggio nel corso delle visite prenatali, al fine di poter essere valutate e monitorate in modo appropriato.

Dove è presente il virus Zika?

Al 10 marzo 2017 (data dell'ultimo rapporto periodico sulla situazione mondiale a cura dell'Oms), ben 84 tra paesi e territori d'oltremare hanno riportato trasmissione del virus Zika, tramite vettore mentre 13 paesi hanno riportato evidenza di trasmissione del virus da persona a persona, probabilmente per via sessuale (Argentina, Canada, Cile, Francia, Germania, Italia, Olanda, Nuova Zelanda, Perù, Portogallo, Spagna, Stati Uniti d’America e Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord).

Cosa si può fare per evitare la trasmissione del virus Zika per via sessuale?

Il 6 settembre 2016, l'OMS ha pubblicato l'aggiornamento della sua guida sulla prevenzione della trasmissione sessuale del virus Zika
In Italia, in cui ad oggi non esiste trasmissione locale del virus Zika tramite vettore, sia le donne che gli uomini che tornano da un viaggio o da un soggiorno in zone con trasmissione attiva del virus, dovrebbero praticare l’astinenza sessuale oppure avere rapporti sessuali protetti per un periodo di sei mesi, in modo da prevenire la possibile trasmissione per via sessuale.

L'OMS, nello specifico, raccomanda quanto segue: 

A) Nelle regioni con trasmissione attiva del virus Zika, i programmi di salute dovrebbero garantire che: 
- Tutte le persone (maschi e femmine) con infezione da virus Zika e i loro partner sessuali (in particolare le donne in stato di gravidanza) ricevano informazioni adeguate sui rischi di trasmissione sessuale del virus.
- Uomini e donne dovrebbero anche ottenere consulenza sulle pratiche sessuali più sicure e bisognerebbe offrire loro dei preservativi. L'uso costante del preservativo è essenziale per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili, tra cui l’HIV. 
- Gli uomini e le donne sessualmente attivi dovrebbero essere correttamente consigliati e bisognerebbe offrire loro una vasta gamma di metodi contraccettivi per essere in grado di fare una scelta informata sul se e quando affrontare una gravidanza, al fine di evitare una possibile gravidanza con esiti negativi sul feto. 
- Le donne che hanno avuto rapporti sessuali non protetti e non desiderano una gravidanza, a causa della loro preoccupazione in merito ad un’infezione da virus Zika, dovrebbero avere accesso immediato ai servizi di contraccezione di emergenza e di consulenza. 
- Le donne incinte dovrebbero praticare sesso sicuro o astenersi dall'attività sessuale per almeno tutta la durata della gravidanza. I loro partner sessuali dovrebbero, inoltre, essere informati su questa raccomandazione. 

B) Nelle regioni in cui non c’è trasmissione attiva del virus Zika, i programmi di salute dovrebbe assicurare che: 
- Gli uomini e le donne, di ritorno da zone in cui sono note manifestazioni del virus, siano al corrente che dovrebbero adottare pratiche sessuali più sicure o prendere in considerazione l'astinenza per almeno 6 mesi dal ritorno per prevenire l'infezione da virus Zika attraverso la trasmissione sessuale. 
- Coppie o donne che desiderano una gravidanza, che stanno tornando da zone in cui si verifica ancora la trasmissione del virus Zika, siano al corrente che devono attendere almeno 6 mesi prima di tentare di concepire per garantire che l'eventuale infezione sia stata completamente debellata. 
- I partner sessuali delle donne in stato di gravidanza, di ritorno da zone in cui siano note manifestazioni di trasmissione del virus Zika, siano al corrente che devono praticare sesso sicuro o astenersi dall'attività sessuale per almeno tutta la durata della gravidanza. 
Indipendentemente da considerazioni riguardanti il virus Zika, l'OMS raccomanda sempre l'uso di pratiche sessuali più sicure compreso l'uso corretto e coerente dei preservativi per prevenire l'HIV, altre infezioni sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate.

Le donne possono trasmettere il virus Zika ai loro feti durante la gravidanza o alla nascita?

. Il virus Zika può essere trasmesso da una donna in stato interessante al feto durante la gravidanza (trasmissione congenita) o in prossimità del parto (trasmissione perinatale).
La trasmissione congenita o intrauterina si verifica quando una donna contrae l’infezione da virus Zika durante la gravidanza prima del parto, e il virus passa al feto. Il virus Zika è altamente neurotropico e può quindi interferire con lo sviluppo fetale sia direttamente, infettando il cervello, o indirettamente, infettando la placenta.
La trasmissione perinatale si verifica quando una donna contrae l’infezione da virus Zika entro approssimativamente due settimane dal parto ed il virus passa al neonato al momento, o in prossimità, del parto.

Il virus Zika è una causa di microcefalia e sindrome di Guillain-Barré?

. Sulla base di una revisione sistematica della letteratura fino al 30 maggio 2016, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha concluso che l'infezione da virus Zika può essere una delle cause della microcefalia ed è un fattore scatenante della sindrome di Guillain-Barré nell'adulto.

Esistono altre spiegazioni per la microcefalia e la sindrome di Guillain-Barré?

. Esistono altre possibili cause di microcefalia congenita, fra cui disturbi genetici (anomalie cromosomiali), craniosinostosi, anossia cerebrale, od esposizione della madre durante la gravidanza a fattori quali alcol, mercurio, radiazioni, grave malnutrizione. Inoltre esistono altre infezioni materne che possono causare microcefalia, fra cui citomegalovirus, herpes simplex, rosolia, coriomeningite linfocitaria, varicella, sifilide e toxoplasmosi. Anche la sindrome di Guillain-Barré è una malattia autoimmune che può essere attivata da altre infezioni specifiche. 

Esiste una connessione tra virus Zika, anomalie cerebrali (diverse dalla microcefalia) e altri disordini neurologici?

. È stato segnalato che l’infezione congenita da virus Zika può essere associata con un’ampia gamma di anomalie cerebrali, fra cui sproporzione craniofacciale, calcificazioni intracraniche, atrofia e asimmetria cerebrale, struttura cerebrale anomala o assente, idrocefalo, disordini della migrazione dei neuroni. Sono stati inoltre segnalati i seguenti problemi neurologici: ipertonia, spasticità, iperreflessia, irritabilità, tremori, convulsioni, disfunzioni del tronco cerebrale, contratture degli arti e disfagia.
Per quanto riguarda l’occhio, sono stati segnalati i seguenti problemi: microftalmia, sublussazione del cristallino, cataratta, calcificazioni intraoculari, atrofia del nervo ottico, ipoplasia del nervo ottico, degenerazione maculare, corioretinite maculare, atrofia corioretinica.
Altre anomalie che sono state segnalate includono: cuoio capelluto eccessivo e ridondante, artrogrifosi e talismo.


Pagina aggiornata a febbraio 2018