Zanzara tigre (Aedes albopictus)


GENERALITA'

La zanzara tigre (nome scientifico Aedes albopictus) si distingue dalla zanzara comune essenzialmente per la colorazione: l'adulto è nero con striature bianche su tutto il corpo, in particolare sulle zampe, sul torace e sul capo. Le dimensioni sono comprese tra i 4 e i 10 mm a seconda di quanto ha potuto nutrirsi la larva.

E' una specie originaria delle foreste tropicali del sud-est asiatico, da dove nel corso di pochi decenni ha colonizzato buona parte delle regioni temperate e tropicali. La sua diffusione è principalmente dovuta al trasporto accidentale di uova deposte all'interno di manufatti oggetto di commerci internazionali, come i copertoni usati.

CICLO BIOLOGICO

Il ciclo biologico della zanzara tigre è simile a quello delle altre zanzare.

Alcuni giorni dopo un singolo pasto di sangue, necessario alla maturazione delle uova, le femmine cercano piccole raccolte d'acqua, nelle vicinanze delle quali ovidepongono. La maggior parte delle uova viene deposta sulle pareti dei recipienti, pochi millimetri più in alto del livello dell'acqua, in attesa di un innalzamento di livello. Ogni femmina può arrivare a deporre fino a 100 uova (in media una sessantina) per ciascun ciclo gonotrofico, avendo cura di non deporle tutte nello stesso focolaio. Nei periodi più favorevoli dal punto di vista climatico il ciclo si ripete ogni 3-5 giorni. Ogni esemplare vive in genere dalle 2 alle 4 settimane, pungendo ed ovideponendo numerose volte.

La schiusa avviene quando le uova vengono sommerse, per esempio in occasione di una pioggia. Le uova sono in grado di superare lunghi periodi asciutti in stato quiescente. Da queste nascono delle larve acquatiche che, attraverso 4 stadi di crescita, separati da mute, raggiungono lo stadio di pupa. La zanzara adulta sfarfalla dopo circa 48 ore, abbandonando la spoglia della pupa (esuvia) nell'acqua. Alle nostre latitudini l'intero ciclo di sviluppo può durare da 10 giorni a più settimane, a seconda della temperatura. Circa 48 ore dopo lo sfarfallamento maschi e femmine sono in grado di accoppiarsi. Subito dopo, la femmina può effettuare il suo primo pasto di sangue, mentre il maschio, esaurita la propria funzione riproduttiva, sopravvivrà solo pochi giorni durante i quali non si nutrirà mai di sangue. Sia maschi che femmine traggono l'energia necessaria alla loro vita da succhi zuccherini di origine vegetale.

COME SI DIFFONDE

La chiave della sua diffusione, oltre alla capacità di quiescenza delle uova durante i periodi asciutti, è dovuta al fatto che sono sufficienti piccole raccolte d’acqua per il suo sviluppo. La zanzara tigre si sposta attivamente per poco più di un centinaio di metri dal focolaio di sviluppo, anche se in particolari condizioni di umidità e ombra, è in grado di effettuare spostamenti più ampi.

Più importante è il trasporto passivo, ad esempio all'interno dell'abitacolo di un'automobile, grazie al quale può spostarsi con rapidità a distanze considerevoli e in luoghi molto lontani da quelli di origine.

Quando si insedia in un territorio, la zanzara tigre si diffonde gradualmente, spostandosi in modo eterogeneo, con densità diverse a seconda delle condizioni ambientali ed impiegando anche anni per colonizzare completamente un’area urbana. Quando ne viene avvertita la presenza, la colonia è spesso già saldamente radicata nel territorio. Alle nostre latitudini il periodo favorevole allo sviluppo della specie è aprile-ottobre. La massima densità della popolazione adulta si osserva generalmente tra metà agosto e metà settembre. In zone più temperate o nelle abitazioni, anche in Italia, si possono osservare esemplari adulti tutto l’anno.

ABITUDINI ED HABITAT

L'attività della zanzara tigre è prevalentemente diurna e varia a seconda degli ambienti.

La zanzara tigre punge soprattutto all'aperto, ma quando l'infestazione è elevata non è raro rinvenire adulti anche all'interno delle abitazioni. Predilige nutrirsi su mammiferi, mostrando un elevato grado di antropofilia, ma se questi non sono disponibili può pungere uccelli ed altri animali. Usualmente vola nei pressi del suolo ed infatti piedi e caviglie sono spesso le zone più attaccate. I principali luoghi di riposo degli adulti si trovano tra la vegetazione bassa (siepi, erba alta, cespugli), dove le femmine si riparano a digerire i pasti di sangue. Nel suo ambiente originario (foreste del sud-est asiatico) i siti di sviluppo corrispondono alle cavità negli alberi, foglie ampie o fori nella roccia. Al contrario di molte altre specie, la zanzara tigre non colonizza larghi specchi di acqua stagnante, come ad esempio stagni, paludi, fossi, ma piccole raccolte di acqua stagnante che possono essere presenti anche all'interno di orti e giardini privati.

Ecco alcuni esempi di focolai di sviluppo larvale:

  • sottovasi
  • secchi, piccoli recipienti, bottiglie, barattoli ecc. lasciati alla pioggia
  • bidoni e cisterne di raccolta delle acque presenti negli orti e nei cantieri
  • avvallamenti presenti in teli di nylon posti all'esterno
  • pneumatici usati stoccati all’aperto
  • caditoie e griglie di scolo
  • vasi per fiori
  • vasche ornamentali
  • abbeveratoi
  • grondaie otturate



RISCHI SANITARI

Le punture di Aedes albopictus procurano gonfiori e irritazioni persistenti, pruriginosi o emorragici. Si tratta di un insetto molto aggressivo, che punge prevalentemente durante il giorno aumentando il fastidio arrecato. Uno dei danni maggiori sino ad ora associati alla presenza di zanzara tigre è il suo impatto sulle abitudini di vita della popolazione delle aree fortemente infestate. La sua presenza in numerosi focolai può quindi arrivare a modificare le abitudini delle persone rendendo difficile, specialmente ai bambini e agli anziani, la vita all’aperto nelle ore fresche della giornata, proprio quelle più piacevoli durante la stagione calda. Aedes albopictus in alcune aree del mondo è vettore di malattie, soprattutto virali, tra cui Dengue, Chikungunya e alcune encefaliti d’interesse medico o veterinario.

In Italia questi agenti patogeni non sono presenti, ma possono essere importati da viaggiatori provenienti dalle aree endemiche. E’ quello che è accaduto nell'agosto del 2007 in Emilia-Romagna, quando sono stati notificati i primi casi europei di trasmissione del virus Chikungunya, proprio da parte di zanzara tigre.


Pagina aggiornata a febbraio 2018