Chikungunya

Il termine chikungunya deriva da una parola in lingua Makonde che significa "ciò che piega" o "contorce" e descrive l'aspetto arcuato che fa assumere il dolore alle giunture (artralgia) di chi è colpito da questa malattia.


AGENTE CAUSALE E CICLO INFETTIVO

La chikungunya è una malattia virale solitamente assente nel nostro Paese, dove però può essere introdotta e dare origine a casi autoctoni grazie alla presenza di un vettore competente la zanzara tigre. Il virus appartiene al genere Alphavirus, famiglia Togaviridae e può essere trasmesso da uomo a uomo attraverso la puntura di una zanzara infetta, in particolare Aedes aegypti e Aedes albopictus.

ciclo chik den zika


SINTOMI E DECORSO DELLA MALATTIA

Dopo la puntura di una zanzara infetta, i sintomi della malattia compaiono tra i 2 e i 12 giorni (in media 3-7 giorni).
La malattia è caratterizzata dal brusco insorgere di febbri alte, frequentemente accompagnate da dolori articolari. Altri sintomi piuttosto comuni sono dolori muscolaricefaleanauseaaffaticamento e rash cutaneo.
La chikungunya è generalmente a decorso benigno, si autolimita, le complicazioni serie sono rare (encefalite, miocardite, epatite), la mortalità è bassa (0,4%), ma può essere fatale in persone anziane o con altre patologie in corso.
La malattia si risolve spontaneamente, ma i dolori articolari possono persistere per molti mesi.
Il virus generalmente permane nel sangue del paziente (viremia) fino a 7 giorni dopo la comparsa dei sintomi (anche se si sono registrati casi di viremia più lunga), durante i quali se viene punto da una zanzara competente (es. zanzara tigre), la malattia può venir propagata.


TRATTAMENTO E PREVENZIONE

Non esiste, allo stato attuale, un vaccino approvato contro il virus chikungunya (CHIKV), né un trattamento medico specifico. Una volta contratta la malattia, la terapia è basata sulla somministrazione di farmaci sintomatici (antipiretici, antinfiammatori), riposo a lettoreintegrazione dei fluidi ed esercizi per lenire la rigidità e i dolori articolari.
La prevenzione consiste innanzitutto nell'impedire o ridurre al minimo le punture delle zanzare.
La base per una buona risposta in caso di introduzione accidentale del virus è invece la sorveglianza.


CENNI STORICI E DISTRIBUZIONE ATTUALE

Il CHIKV è stato descritto la prima volta nel 1952 in Tanzania, nelle savane al confine con il Kenya e in diversi villaggi sulle coste del lago Vittoria e nell'entroterra.
Le prime segnalazioni cliniche di febbri "spaccaossa" risalgono al 1779, in Indonesia dove venne descritta un'epidemia di febbri dolorose forse attribuibile allo stesso agente virale.
La chikungunya è endemica in alcune parti dell'Africa, del sud-est asiatico e del subcontinente indiano.
A partire dal 2005, sono stati riportati ampi focolai nell'area dell'Oceano Indiano (India, Malesia, La Réunion, Madagascar, Indonesia, Mauritius, Mayotte, Seychelles), zone in cui il virus trova il suo habitat ideale. In India, tra febbraio e ottobre 2006, un'epidemia di chikungunya ha coinvolto 8 stati o province e i casi sospetti sono arrivati sino a 1,25 milioni. A fine 2013 si assiste alla prima epidemia di chikungunya riportata in America Latina, e in particolare in alcune isole Caraibiche. 
In seguito, casi di trasmissione autoctona si sono verificati in Europa e negli Stati Uniti (notifica del primo caso confermato in laboratorio nel 2016), dove il CHIKV si pensa fosse stato importato da viaggiatori infetti di ritorno da aree colpite.

chik world map 30102020

Casi di chikungunya nel mondo a fine ottobre 2020 (Fonte: CDC). Sono esclusi i paesi che hanno registrato solo casi di importazione.

 

DISTRIBUZIONE NELLE AMERICHE, IN ASIA E IN AFRICA
Secondo PLISA, la Piattaforma di informazione sanitaria per le Americhe, nel quinquennio che va dal 2013 (prima epidemia) al 2017, nel continente americano ci sarebbero stati oltre 2 milioni e mezzo di casi di chikungunya, con un picco di oltre un milione nel 2014 e con un progressivo spostamento delle epidemie dai caraibi (2013-2015) al centro (2015-2016) e poi al sud America (dal 2016). Negli ultimi tre anni nel continente si sono registrati oltre 371.000 casi sospetti e più di 140 morti; il Brasile è stato il Paese più colpito.

Casi di chikungunya in America dal 2018

Anno Casi sospetti Casi confermati Decessi
2018 94.239 69.408 39
2019 181.477 101.190 81
2020* 95.336 36.994 25
totali 371.052 207.592 145


*dati non definitivi.

Nonostante sia una malattia di origine africana, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha segnalato nel 2015 il primo focolaio epidemico nell'area in cinque anni (Senegal, 624 casi). L'anno successivo un’epidemia ha colpito il Kenya, con più di 1700 casi sospetti (nella sola città di Mandera dove ha colpito oltre l'80% della popolazione), e le confinanti aree della Somalia. 
Nel 2019, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha segnalato, nella sezione emergenze del suo sito, un'epidemia di chikungunya in Congo e nel 2020 ne ha segnalata una in Ciad.

 

DISTRIBUZIONE NELL'UNIONE EUROPEA-UE E SPAZIO ECONOMICO EUROPEO-SEE

Fino al 2007, il virus non era mai circolato in Europa, seppur saltuariamente introdotto da qualche viaggiatore infetto. A quell’anno risale la prima epidemia registrata nel continente (Emilia Romagna) con oltre 300 casi sospetti, cui seguirono sporadici casi autoctoni nel 2010 e nel 2014 (tutti in Francia). Nel 2017, si sono verificate due epidemie autoctone, una in Francia, nel dipartimento del Var, e una in Italia, nelle regioni Lazio e Calabria. Nei tre anni successivi, non si sono più registrati casi autoctoni, sebbene diversi casi d'importazione abbiano continuato ad arrivare (ultimo dato disponibile: 160 nel 2018, di cui 113 confermati, contro i 548 dell’anno precedente, di cui 461 confermati).

Anno Paese e località Casi autoctoni Probabile periodo di circolazione Probabile origine del caso primario Virus Presenza E1-A226V
2007 Italia, Emilia Romagna,
(principali aree di trasmissione a Castiglione di Cervia e Castiglione di Ravenna)
≈ 330 sospetti, probabili e confermati Luglio-Settembre India CHIKV ECSA Si
2010 Francia, dipartimento del Var,
Fréjus
2 Settembre India CHIKV ECSA No
2014 Francia, dipartimento dell'Hérault,
Montpellier
12 Settembre-Ottobre Camerun CHIKV ECSA Si
2017 Francia, dipartimento del Var, 
Le Cannet-des-Maures e Taradeau
17 (11 a Le Cannet-des-Maures e
6 a Taradeau)
Luglio- Settembre Africa centrale CHIKV ECSA Si
2017 Italia, Lazio (Anzio, Latina e Roma)
e Calabria (Guardavalle Marina)
270 confermati e
229 probabili
Agosto-Novembre Asia (India/Pakistan) CHIKV ECSA No


Trasmissione autoctona del virus chikungunya nell'UE/SEE, 2007-2020 (Fonte ECDC)
.


SITUAZIONE IN ITALIA

In Italia il vettore potenzialmente più competente per il CHIKV è Aedes albopictus, meglio conosciuta come "zanzara tigre". Introdotta nel 1990 e attualmente stabile e diffusa in tutto il paese fino a quote collinari, soprattutto nei centri abitati, dove stagionalmente può raggiungere densità molto elevate, tali da consentire la trasmissione locale del virus laddove introdotto nella stagione propizia.

In Italia ci sono state due epidemie di chikungunya. La prima si è verificata nel 2007 in Emilia Romagna, è stata provocata da un caso d'importazione (identificato, persona di ritorno da un viaggio in una zona dell'India) e ha fatto registrare oltre 330 casi autoctoni sospetti, di cui oltre 210 confermati in laboratorio. Si è trattato del primo focolaio riportato in una regione non tropicale dove un vettore competente (Aedes albopictus) per il CHIKV era presente.
La seconda epidemia si è verificata nel 2017 e ha fatto registrare quasi 500 casi autoctoni sospetti, di cui 270 confermati in laboratorio. Tra questi, oltre 190 casi sono stati notificati dalla Regione Lazio (con focolai epidemici nei comuni di Anzio, Roma e Latina) e oltre 70 casi sono stati notificati dalla Regione Calabria (con un focolaio epidemico a Guardavalle Marina).

chikv 2017 italia

Nel cartogramma, i cerchi indicano i luoghi in cui si sono verificati focolai di chikungunya nel 2007 (Regione Emilia Romagna) e nel 2017 (Regione Lazio e Calabria).


I casi d’importazione negli ultimi anni sono invece stati 5 nel 2018, 18 nel 2019 e solo 3 nel 2020, a causa del ridotto numero di viaggi per la situazione emergenziale internazionale legata alla pandemia da COVID-19.

Nel 2020, il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano hanno sancito un’intesa sul "Piano Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi (PNA) 2020-2025" che comprendono anche la chikungunya. 

     
  ATTENZIONE!  
  Nel 2016, in Piemonte, sono stati segnalati 2 casi di chikungunya di importazione e dal 2014 al 2016 ne sono stati registrati (Fonte: Report anno 2016 - SEREMI).
Nel 2017, è stato segnalato un unico caso di chikungunya di importazione (Fonte: Report anno 2017 - SEREMI).
Nel 2018, non è stato segnalato nessun caso di chikungunya (Fonte: Report anno 2018 - SEREMI).
Nel 2019, sono stati segnalati 4 casi di chikungunya di importazione (Fonte: Report giugno/novembre 2019 - SEREMI).
Nel 2020, non sono stati segnalati casi di chikungunya in Piemonte (Fonte: Bollettini periodici Epicentro/ISS - chikungunya).
 
     

INFOGRAFICHE

Ti sei ammalato di chikungunya?

Ti sei ammalato di dengue o chikungunya?

Ti sei ammalato di chikungunya, dengue o Zika?

Chikungunya: cos'è la trasmissione locale?

Chikungunya: cos'è un caso importato?

Caratteristiche della zanzara tigre (Aedes albopictus)

Caratteristiche della zanzara della febbre gialla o stegomia (Aedes aegypti)


APPROFONDIMENTI

Documenti utili

Siti di riferimento in Italia

Siti di riferimento in Europa

Siti di riferimento nel Mondo

Strumenti

  • Zanzare: le mappe di distribuzione Ecdc. Sul sito dell'Ecdc sono disponibili per operatori e cittadini le mappe di distribuzione delle zanzare (Vector Maps). L'obiettivo è fornire a decisori e popolazione informazioni aggiornate sulla diffusione di questi vettori mostrando anche il livello di distribuzione regionale.
aedes aegypti 2020 09       aedes albopictus 2020 09

Pagina aggiornata a gennaio 2021. Links verificati il 21 gennaio 2021.